IL MATTINO DI NAPOLI; IL SACRIFICIO DI UN EROE

FRANCESCO GRAVETTI   Ci sono i cancelli chiusi nella villetta di piazza Annunziata a Ottaviano, dove Gaetano Montanino viveva con la famiglia. La mamma della guardia giurata, 80enne e malata, abita al primo piano, lui stava al secondo. Non sa ancora, l’anziana donna, che il figlio è morto ammazzato: le hanno detto che ha avuto un problema sul lavoro e che ora è in ospedale, intubato. Una bugia pietosa, che i familiari vorrebbero far reggere il più a lungo possibile. Per questo un cugino di Gaetano, residente ad Avellino e subito accorso a Ottaviano appena saputo del tragico fatto, si incarica di fare da portavoce dell’intera famiglia, stravolta dal dolore: «Abbiamo appreso la notizia dai siti internet. In mattinata i poliziotti erano venuti ad avvertirci, dicendoci però che era in gravi condizioni. Poi abbiamo saputo che era morto. Non ci sono parole, né molti commenti da fare, non sappiamo nemmeno cosa si avvenuto con esattezza. Sappiamo solo che Gaetano non c’è più». Il cugino non esita a definire la guardia giurata «un eroe», ma lo fa con il cuore colmo di amarezza: «Perché in questo mondo non c’è spazio per gli eroi. Se Gaetano avesse dato ai rapinatori la pistola senza reagire, forse ora sarebbe ancora vivo. Invece lui ha voluto fare il suo lavoro, il suo dovere fino in fondo. E lo hanno ucciso senza pietà». Tutta la città è profondamente scossa, in piazza Municipio non si parla d’altro. Sposato, padre di una figlia di ventidue anni, studentessa universitaria – che, tragedia nella tragedia, ha saputo della sparatoria con un notiziario via sms mentre era in vacanza con le amiche – Gaetano apparteneva ad una famiglia molto nota in città. Il padre Leonardo, morto qualche anno fa, era stato a lungo direttore di banca al San Paolo. Un uomo conosciuto e apprezzato, le cui orme sono state seguite dalla figlia, Carmela, che tuttora lavora in un istituto di credito. Gaetano, invece, aveva rinunciato a cercare un impiego in banca, si era accontentato di un lavoro più umile per mettere su famiglia il prima possibile. Per questo si era fatto assumere da giovanissimo come guardia giurata. Per «La Vigilante» lavorava a Napoli: un’attività da pendolare che lo costringeva a frequentare pochissimo la sua città. «Infatti non si vedeva quasi mai», conferma un vicino, «ma ogni volta salutava tutti con rispetto, quasi con ossequio. Era una brava persona». Anche il sindaco Mario Iervolino lo conosceva bene, da piccoli erano vicini di casa: «L’intera comunità vuole essere vicina alla famiglia di Gaetano. Era un ragazzo onesto, generoso. Un’ottima persona appartenente ad un’ottima famiglia. Se veniva a chiedere qualcosa, era solo per il bene dei suoi parenti. Ma non l’ho mai sentito lamentarsi o reclamare favori: viveva con il suo lavoro e con estrema dignità. Qualche giorno fa ho incontrato la moglie, che aveva presentato la domanda per fare il tirocinio di assistente sociale presso gli uffici del Comune. È a lei che va adesso il mio pensiero ed il mio abbraccio affettuoso».

fonte: IL MATTINO

IL MATTINO DI NAPOLI; IL SACRIFICIO DI UN EROEultima modifica: 2009-08-05T15:31:14+02:00da ggiurata
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