IL COLLEGA SOPRAVVISSUTO: L’HO VISTO MORIRE E’ STATO UN INFERNO.

05/08/2009 FONTE: IL MATTINO
  fonte: IL MATTINO 
VIVIANA LANZA «Gaetano era alla guida e io sul sedile passeggero. Avevamo appena terminato un controllo quando un gruppo di persone ci ha affiancato e ci ha chiesto le pistole. Il mio collega ha estratto la sua e l’ha caricata. Poi è scoppiato l’inferno e qualcuno mi ha strappato di mano l’arma». È quasi l’alba quando Fabio De Rosa racconta agli agenti della Squadra mobile i brevi e terribili istanti dell’aggressione in piazza Mercato. Nello sguardo si legge lo choc di chi ha visto morire il collega davanti ai propri occhi, dalla voce trapela la paura e nell’animo c’è la consapevolezza di essere un sopravvissuto. Fabio vive a Materdei, ha 25 anni e da quattro lavora come guardia giurata. Ha ferite all’addome e alla spalla, forse dovrà subire un intervento chirurgico per rimuovere una scheggia di proiettile dalla mandibola. È ricoverato al primo piano dell’ospedale Loreto Mare. Davanti alla porta della sua stanza ci sono la mamma, una zia e la fidanzata. E di presidio ci sono i colleghi dell’istituto «La vigilante». Dalla scorsa notte non l’hanno mai lasciato solo. «Siamo qui per tutelarlo – dice una delle guardie giurate che si danno il cambio facendo lo straordinario dopo i turni di lavoro – è paradossale ma a pochi metri c’è uno dei presunti assassini con tutti i suoi familiari». Guardia e ladro, infatti, si sono ritrovati nello stesso ospedale, li separa una scala: Fabio è nel reparto di chirurgia e Davide Cella in quello di rianimazione, piantonato dalla polizia perché sospettato di essere uno degli aggressori. «Sono i paradossi di questa città – replica un vigilante – Fabio poteva essere trasportato in un altro ospedale ma, a quanto pare, non si è ancora trovato un posto». All’ingresso del pronto soccorso si incrociano i parenti dell’aggredito e dell’aggressore: non una parola, non uno sguardo. La mamma e la fidanzata di Fabio preferiscono non commentare. L’unico che accetta di parlare è Luigi, cugino e collega della vittima: «Fabio sta meglio, anche se è visibilmente scosso. Ricorda pochi dettagli perché tutto è accaduto in maniera concitata. Dopo la sparatoria ha fatto solo in tempo ad avvisare la sede col telefonino». Luigi vuole ricordare anche il collega ucciso: «Gaetano era un uomo onesto, educato, disponibile, uno dei colleghi anziani da cui tutti noi abbiamo imparato. Non doveva morire così». Una delle ipotesi sul movente è il tentativo di rapina. «Èpossibile – ammette – Un mese fa era accaduto ad un altro collega: sempre nella zona Mercato qualcuno tentò di rapinargli l’arma d’ordinanza». Luigi non nasconde rabbia e dolore: «Tanta violenza è assurda ma ora bisogna stare calmi e sostenere Fabio». E all’ingresso dell’ospedale una guardia giurata arriva con un cartellone: «Èun messaggio d’incoraggiamento per il nostro collega».
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